Categoria: neuropsicologia

PREVENZIONE E SOSTEGNO ALL’INVECCHIAMENTO_potenziamento cognitivo di gruppo

PREVENZIONE E SOSTEGNO ALL’INVECCHIAMENTO_potenziamento cognitivo di gruppo

Dalla collaborazione professionale tra la Dott.ssa Cecilia Fornaro e la Dott.ssa Veronica Arzenton nasce il progetto:

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PREVENZIONE E SOSTEGNO ALL’INVECCHIAMENTO

TRAINING DI GRUPPO MIRATO AL POTENZIAMENTO DELLE PRINCIPALI FUNZIONI COGNITIVE

L’invecchiamento è un processo che coinvolge non solo l’aspetto fisico-corporeo, ma anche quello psicologico e cognitivo. Le nostre capacità attentive, mnesiche e di ragionamento logico vengono messe in campo ogni giorno durante lo svolgimento delle attività quotidiane. Per questo hanno bisogno di essere mantenute e potenziate, soprattutto quando, con il procedere dell’età, subiscono un fisiologico declino legato all’invecchiamento.

Il progetto ha l’obiettivo di accompagnare e sostenere l’anziano nel percorso di normale invecchiamento e di potenziare specifiche abilità cognitive laddove queste risultino deficitarie.

Per maggiori informazioni scarica la locandina (locandina_ Gruppi di prevenzione e sostegno all’invecchiamento) o contatta le professioniste al num. 333 3545673/349 4244995

PLUSDOTAZIONE…Esistono davvero bambini più dotati della media?

Sì, esistono davvero. Si tratta di una complessa costellazione di fattori e caratteristiche genetiche, psicologiche e aspetti comportamentali che caratterizzano circa il 5% della popolazione.
Questi bambini, confrontati con i loro coetanei, mostrano eccezionali livelli di abilità generali o specifiche, collocandosi al di sopra della media.  Questi bambini si differenziano dai loro pari per la velocità e lo stile attraverso cui acquisiscono ed elaborano le informazioni, in genere imparano più velocemente, precocemente e in modo qualitativamente differente dai loro coetanei. Alcuni risultano molto competenti in alcune aree funzionali, altri possono sviluppare un potenziale eccezionale in una ristretta area di interesse. Ad esempio risultano comuni fra questi bambini uno sviluppo ampio e precoce del linguaggio, un’elevata abilità di problem solving e ragionamento astratto, un’ottima memoria, alti livelli di curiosità e di motivazione intrinseca ad apprendere, alti livelli di energia motoria, reazioni emotive intense al dolore, alla frustrazione ed al rumore, difficoltà a regolare le proprie emozioni. Questo ultimo aspetto per alcuni può rappresentare un ostacolo nella modulazione dell’intensità dei propri vissuti interni e nell’adeguare il comportamento al contesto.
In Italia non esiste una legislazione che regolamenti  l’identificazione degli studenti ad alto potenziale e le loro esigenze formative. La formazione degli insegnanti su queste tematiche purtroppo è spesso opzionale, il pregiudizio più dannoso è che il bambino ad alto potenziale, grazie al suo corredo intellettivo, possa sviluppare le sue abilità da solo e crescere in modo armonioso in autonomia. Niente di più pericoloso per questi bambini: il rischio è di farli vivere in un profondo disagio e di rendere invisibili bambini dotati che per diverse ragioni presentano un rendimento inferiore rispetto alle loro possibilità o che mettono in atto condotte disfunzionali. La plusdotazione rappresenta un potenziale, i bambini e i ragazzi che hanno doti spiccate devono essere adeguatamente sostenuti nello sviluppo dei loro talenti. Si tratta senza dubbio di una grande sfida, un ruolo fondamentale è giocato dai genitori e dagli insegnanti.

 

Nuova tecnica promettente sul fronte AFASIA

L’afasia è un disturbo della comunicazione verbale causato da una lesione cerebrale acquisita. L’afasia colpisce una persona quando questa aveva già sviluppato una competenza linguistica e comunicativa, adeguata all’età ed all’ambiente socio-culturale di appartenenza. La lesione può insorgere in maniera improvvisa, come nel caso delle lesioni traumatiche (trauma cranico) e in quelle vascolari (ictus emorragico o ischemico), o instaurarsi in maniera lenta e progressiva come nel caso delle formazioni tumorali e delle malattie neuro-degenerative.
L’afasia si manifesta sia sul versante della comprensione del linguaggio, sia su quello della produzione linguistica, interessandone le principali componenti: fonologica, semantico-lessicale, morfologica e sintattica.

Molto interessanti i risultati emersi  a seguito de recente studio di ricerca scientifica del Department of Communication Sciences and Disorders, Univeristy of South Carolina (pubblicati in Brain 2012:135;3815-3829). Questi mettono in luce il ruolo positivo degli stimoli audio-visivi nel processo articolatorio implicato nella produzione verbale di persone afasiche. Lo studio compara il ruolo dei soli stimoli uditivi, con quello di stimoli che investano i due canali percettivi: uditivo e visivo. I pazienti oggetto di studio mostrano un significativo miglioramento della performance verbale se esposti ad un training che permetta loro di visualizzare i movimenti articolatori buccali e contemporaneamente udire i suoni corrispondenti alla parola/frase target oggetto di training. Gli autori chiamano“Speech Entrainment” questo particolare intervento riabilitativo che implica il “mimare” l’altro durante la produzione verbale-articolatoria. Nonostante il training sia focalizzato su di un ventaglio predeterminato di parole/frasi ed il linguaggio spontaneo non sia oggetto di trattamento, gli autori si interrogano sulla possibilità di mettere in atto, durante la conversazione naturale – supportata dall’utilizzo di uno schermo portatile- un campione di frasi utili a sostenere la comunicazione al di fuori del contesto di terapia. Infine, i riscontri in fMRI confermano il ruolo del training sui networks cerebrali, evidenziando una maggiore attivazione corticale bilaterale. I risultati preliminari indicano che lo “Speech Entrainment” migliora la produzione verbale nei pazienti afasici e pertanto può rappresentare un potenziale metodo terapeutico per un disturbo che si è dimostrato essere particolarmente resistente al trattamento riabilitativo.

Guarda il video HELPING STROKE VICTIMS COMMUNICATE_ University of South Carolina

http://www.youtube.com/embed/AcXK9KhlNAU

Cosa si intende con NEUROPSICOLOGIA?

La neuropsicologia è una disciplina scientifica nata nella seconda metà dell’800, con la scoperta che lesioni cerebrali sinistre frontali possono causare deficit specifici del linguaggio; la scoperta fu fatta dal Paul Broca, antropologo, neurologo e chirurgo francese. La neuropsicologia moderna si avvale di contributi provenienti dalla neurologia, dalla psicologia e da diverse branche della scienza come la statistica e psicometria, la linguistica, la neuroradiologia, le neuroimmagini  e la neurofisiologia. La neuropsicologia ha come obiettivo lo studio dei processi cognitivi e comportamentali, per questo scopo cerca la loro correlazione con i meccanismi anatomo-funzionali che ne sottendono il funzionamento. La neuropsicologia ha giocato un ruolo fondamentale nella dimostrazione che la mente non è unitaria e monolitica, bensì è articolata in diverse componenti tra loro interconnesse. La finalità è duplice: i deficit causati dalle lesioni cerebrali sono indagati sia per esplorare la struttura funzionale della mente ed i suoi correlati neurali (neuropsicologia sperimentale), sia con finalità diagnostiche e riabilitative (neuropsicologia clinica). La componente clinica e quella sperimentale sono strettamente legate e interdipendenti: da una lato le nuove scoperte si trasferiscono nella pratica clinica e dall’altra l’osservazione clinica riesce a fornire elementi fondamentali per la ricerca sperimentale. 

SERVIZIO DIAGNOSI DSA (Disturbi specifici di apprendimento: Dislessia, Disgrafia, Disortografia, Discalculia)

In questo studio si effettuano le valutazioni testistiche necessarie per la diagnosi di DSA; si consegnano relazioni diagnostiche cartacee; si offrono indicazioni relative alla certificazione e si opera per l’intermediazione con la scuola di appartenenza.