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COME EDUCARE LA BOCCA… PREVENIRE L’INSORGENZA DI DISTURBI ARTICOLATORI E DEGLUTITORI CON SEMPLICI ACCORGIMENTI

L’educazione della bocca e delle sue funzioni dovrebbe far parte dell’educazione impartita ai bambini, come per qualunque altro distretto corporeo, in quanto l’equilibrio neuromuscolare e la capacità di eseguire movimenti anche complessi e coordinati (come nella realizzazione della masticazione e nella produzione dei suoni linguistici) dipendono dalla modalità con cui le funzioni orali sono state stimolate.

Adottiamo atteggiamenti strategici:

  • Favorire la tolleranza alla penetrazione in bocca di forchette, cucchiai e spazzolino, attraverso piacevoli momenti di gioco;
  • Non protrarre l’uso di ciucci e biberon oltre i 18 mesi di età;
  • Scoraggiare il succhiamento del pollice o di altri oggetti (es. il fazzoletto o un pelouche) come gesto consolatorio, in alternativa al ciuccio;
  • Non semplificare eccessivamente la dieta in senso qualitativo e/o in senso funzionale per rendere più veloce il momento del pasto o per paura che cibi troppo elaborati o con una specifica consistenza possano essere di difficile gestione, digestione o perfino “pericolosi”. Questi timori possono indurre i genitori a preparare al bambino solo piatti noti, semplificati all’estremo, nei quali i sapori non sono valorizzati (es. pasta all’olio, carne a vapore, ecc…), sostituire uno dei pasti con latte e biscotti nel biberon, prolungare l’uso di cibi semisolidi, passati o tritati per facilitare la masticazione e la digestione;
  • Prima di eliminare dalla dieta per periodi prolungati alimenti “sospetti” di indurre reazioni allergiche o intolleranze portare avanti un’adeguata indagine clinica, con l’aiuto di un esperto consulente alimentare;
  • Evitare di insistere affinché il bambino svuoti il piatto o completi il pasto dal primo alla frutta, magari imboccando il bambino anche se è ormai in grado di fare da solo, nell’ansia che la pappa possa andare dispersa oppure presentando sempre i soliti alimenti “graditi”, per essere certi che venga assunto almeno un certo quantitativo di cibo.
    Tutto questo squalifica il cibo, rende passivo il bambino e spegne facilmente il piacere di mangiare e l’interesse a sperimentare cibi differenti;
  • Accertarsi che durante il pasto il bambino assuma posture adatte al processo di alimentazione (es. mentre è sdraiato o ci volta le spalle) o con strumenti non idonei (es. con cucchiai molto grandi), in luoghi non adeguati (es. divano), in ambienti rumorosi, in condizioni non appropriate (ad es. in piedi mentre si sta parlando al telefono o mentre il bambino si trova di fronte al televisore) oppure non rispettando i suoi tempi (es. imboccandolo nuovamente mentre ha ancora del cibo in bocca).

Offriamo stimoli positivi:

  • Utilizzare ogni momento della giornata per sperimentare ciò che possiamo fare con la bocca: sputare con forza nel lavandino dopo aver sciacquato i denti, fare boccacce, linguacce e pernacchie, fischiare, soffiare le bolle, su una candela o dentro un flauto, gonfiare i palloncini, dare voce ai personaggi e agli oggetti nel gioco, imitare i rumori, riprendere suoni casualmente prodotti e rinforzarli ripetendoli a turno, etc…;
  • Dotare il bambino di posate adatte alle sue piccole mani ed alla sua piccola bocca e di stoviglie antiurto e lasciare che sperimenti con il cibo: solo sporcandosi e bagnandosi imparerà a regolare i propri gesti;
  • Incoraggiare l’uso della cannuccia, del bicchiere e dello spazzolino da denti (purché di dimensioni adeguate), lasciando che il bambino faccia da solo. Nel bambino più piccolo non impedire l’introduzione in bocca delle mani o dei giochi purché siano ben puliti e sicuri e sollecitare con questi e con le mani l’esterno delle labbra e l’interno della bocca;
  • Evitare le merendine ed i dolciumi se ai pasti il bambino ha poco appetito;
  • Utilizzare alimenti graditi al bambino, come premio per comportamenti corretti o consumarli con limitazione in circostanze “speciali”;
  • Evitare di cedere se il bambino desidera sempre “quello che non c’è”: non assecondare i suoi capricci affannandosi a preparare quello che richiede, se lascia nel piatto la pietanza offerta al resto della famiglia;
  • Concordare dei tempi per il pasto e invitare tutti a rispettarli: non lasciare che il piccolo, pur di mangiare tutto resti a tavola per ore. Tollerare una certa lentezza ma, concessa un’adeguata proroga, sparecchiare la tavola ricordando i patti.